60mo anniversario di ARI Vigevano - AriVigevano 2018

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Associazione Radioamatori Italiani  -  Sezione Fondata nel 1956
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ARI Vigevano è partner del
Museo della
Tecnica Elettrica
Università di Pavia

60mo anniversario di ARI Vigevano

La Sezione > Le attività



"I nostri 60 anni nella città che sapeva di cuoio"
di Giampietro Girelli IK2AVH

Sempre più spesso leggiamo su Radio Rivista le cronache di sezioni che raggiungono il traguardo di 40, 50 e anche 80 anni di attività.
Questa volta è il nostro turno, orgogliosi dei nostri 60 anni e di essere la prima sezione A.R.I. costituitasi nella provincia di Pavia.
Non mi soffermerò a sintetizzare le attività passate, penso che a grandi linee siano analoghe a quelle delle altre sezioni "mediamente attive". Inoltre chi volesse avere un quadro delle nostre attività potrà visitare nostro sito: www.arivigevano.net.
Dopo 45 anni ininterrotti di iscrizione all'A.R.I. credo sia più stimolante porsi delle domande e formulare qualche considerazione sulla vita di questa sezione, così legata alla mia. E' certo che già prima della Seconda Guerra Mondiale a Vigevano operava un piccolo gruppo di appassionati della radio.
Nel dopoguerra Franco Colli Tibaldi e Sandro Cagnola furono attivi come radioamatori con la licenza provvisoria. Con la revoca delle licenze provvisorie e dopo aver superato gli esami, Franco e Sandro ottengono rispettivamente il nominativo i1BXK e  i1BEH, è il 1954. Citerò i nominativi  con i1 poichè a quel tempo non c'era la divisione in call area avvenuta molti anni dopo. Fermiamoci un attimo e pensiamo a come poteva essere Vigevano in quegli anni, una piccola città della provincia lombarda che allora aveva circa 40.000 abitanti, all'inizio di quello che in seguito avrebbero chiamato "il miracolo economico italiano". Questa città circondata dalle risaie e immersa in una fitta e nebbia d'inverno era l'indiscussa capitale dell'industria calzaturiera a livello mondiale. Una città divisa dalla visione del suo "Maestro"(1) e da un ottimismo sfrenato, una città piena di biciclette, di artigiani e di piccole fabbriche tutte concentrate attorno all'industria della calzatura, una città che sapeva di cuoio, come la definì I1ZCT Sergio, quando per la prima volta in treno arrivò a Vigevano.
In questo contesto nasce la sezione di Vigevano, era il 1956.

(1)Lucio Mastronardi scrittore Vigevanese. Tra le pubblicazioni il libro "Il Maestro di Vigevano" da cui è stato tratto l'omonimo film.

Ma quali sono le ragioni e perché proprio a Vigevano nasce la prima sezione della provincia pavese? Forse per ragioni socio-economiche? Forse per l'intraprendenza e dalla determinazione di alcuni come i1CKY Virgilio e i1COG Carlo, rispettivamente primo segretario e primo presidente, insieme ad altri giovani come I1CZ, I1CKZ, I1BFC, I1RA e naturalmente I1BXK E I1BEH, primi radioamatori a Vigevano. Pur catalizzando gli appassionati della provincia ed in parte dell'adiacente milanese, la sezione alla fine degli anni cinquanta non superava i venti soci mentre l'A.R.I. in tutto il territorio nazionale ne contava circa duemila. Ma chi era il radioamatore degli anni cinquanta? Sicuramente un tecnico, o almeno qualcuno in grado di costruirsi un ricetrasmettitore.
E cosa significava essere radioamatore in quegli anni? Prima di tentare di rispondere a questo interrogativo vorrei fotografare il nostro paese sotto l'aspetto delle comunicazioni in generale.
Nel 1956 la televisione era ancora una novità in Italia. Su una popolazione di quarantanove milioni di abitanti solo trecentosessantamila potevano permettersi il lusso di una TV. Per la radio, nata molti anni prima gli abbonati, salivano a sei milioni mentre il telefono raggiungeva oltre un milione di linee fisse. Queste cifre ci danno l'idea che i mezzi di comunicazione di oggi non si potevano definire popolari negli anni ‘50. I radioamatori erano poco più di duemila.
Considerando le cifre sopra esposte essere radioamatore poteva rappresentare una sfida e una grande avventura: poter comunicare superando i confini fisici ed ideologici, parlare al di là delle barriere linguistiche; (secondo i valori di solidarietà tipici del radiantismo) erano obiettivi a dir poco rivoluzionari, soprattutto in quel contesto storico.
E' innegabile che in quegli anni le poche migliaia di radioamatori erano viste dalle autorità con una certa diffidenza e "dall'uomo della strada" come gente un po' stramba. Questo è comprensibile in una società dove i mezzi di comunicazione erano un lusso.  Pensare che poche persone come i "radianti" addirittura potessero comunicare con altre persone sparse in tutto il globo era qualcosa di straordinario.  Nel 1956 i radioamatori in tutto il mondo erano circa 260.000 ma solo negli U.S.A. erano attivi in 150.000. Sicuramente dobbiamo molto a questa generazione di radioamatori, in grado di compiere magnifiche prove di efficienza nei momenti di emergenza, come le calamità naturali. Questi pionieri hanno contribuito a porre le basi per un serio riconoscimento della nostra attività e, in seguito, per una collaborazione con le autorità che si è rafforzata negli anni.

Dopo questa fotografia degli anni in cui si è costituita la nostra sezione,  è spontaneo chiedersi  quale potrebbe essere la nostra evoluzione.  Personalmente è difficile rispondere a questa domanda ma sono sicuro che la sfida che dobbiamo affrontare oggi è ancora più impegnativa, perché nel frattempo la realtà tecnologica della comunicazione ha  imposto una continua evoluzione sia tecnica sia culturale.
I radioamatori non si sono sottratti a tale processo e nel corso degli anni è emersa, inevitabilmente, l’esigenza  di non rimanere confinati ma di porsi nei confronti della Comunicazione quale attori maturi e competenti.
Celebrare i sessant’anni di attività vuol dire anche celebrare questa acquisita maturità culturale. Non a caso abbiamo proposto e realizzato in uno dei punti più belli e prestigiosi della Città di Vigevano una mostra temporanea dedicata alla radio ed alla telefonia.
Il titolo della mostra è "Dal telegrafo parlante allo smartphone" e si è svolta nella suggestiva strada sotterranea del Castello. Nei settanta metri di questo passaggio medievale abbiamo disposto due linee espositive, una dedicata alla telefonia, iniziando dai telefoni di Meucci, l'altra dedicata alla radiofonia, iniziando dalle apparecchiature Marconiane. Alla fine di queste linee espositive separate  si trovava uno smartphone, uno dei simboli più popolari dell'odierna comunicazione. Con questa disposizione volevamo "comunicare " al visitatore la linea evolutiva che porta allo smartphone, alla cui base altro non c’è che un ricetrasmettitore radio.
Per la parte radio abbiamo ripercorso la storia proponendo al visitatore radio definite portatili a partire dagli anni '30 fino ad arrivare alle odierne radio digitali. Per la telefonia si è percorso in un primo tratto la storia della telefonia cablata per poi esporre i primi veri e propri radiotelefoni per arrivare infine alla rivoluzione della radiotelefonia cellulare, ma questa è una storia che tuttora continua.
Per molti visitatori non era così scontato capire che il loro smartphone è una radio ricetrasmittente ed è stato entusiasmante vedere lo stupore nelle loro espressioni.
La mostra è stata un grande successo di pubblico grazie al tema e ai preziosi e rari oggetti esposti di proprietà del Museo della Tecnica Elettrica dell'Università di Pavia e dai collezionisti privati che molto gentilmente hanno offerto la loro collaborazione.
Vogliamo da queste pagine ringraziare il Dott. Francesco Pietra, il Dr. Roberto Galdi e la Prof.ssa Michela Magliacani, rispettivamente i Curatori e la Direttrice
del museo, senza i quali non avremmo potuto realizzare questo evento.  Un grazie agli amici che  hanno prestato i loro apparati per l'esposizione I2EDU-IW2NMX-IK2EXH-IW2HGU-I2FUZ-IT9ZZB-IK2XEH-IK1WNQ-I2GPG-I2BKF, Oreste, Silvia  e Claudio.
Un grazie al Comitato Regionale Lombardia e al Comune di Vigevano, all'Assessore alla cultura Dott. Matteo Lanfranchi Mirabelli  che ha inaugurato la mostra.
Un grazie ai nostri sponsor privati che hanno creduto senza riserve nel nostro progetto.
Ancora un grazie e per la disponibilità di Mario I2MQP di Maurizio IK2ILW di Giuliano I1SAF  di Andrea  IW2NTF di Ettore I2EDU e dell'inossidabile Gabriele I2VGW .
Un riconoscimento  alla Sig.ra Grazia del servizio Castello  sempre disponibile ed eletta a furor di popolo madrina della mostra.
Un plauso particolare ai soci e amici della nostra sezione per tutto il lavoro svolto e  che ancora una volta mi hanno seguito in questa avventura realizzando
un altro sogno nel cassetto ed un altro traguardo per la nostra sezione grazie a I2FUZ-I2MYF-IU2DQH-IW2OGS-IK2EKO-IZ2QDQ-I2GPG-IK2XEH-IU2GDP-IT9ZZB/2, Paolo, Giovanni, Marco e Tiziana.






Come già detto, la collaborazione operativa e teorica con il Museo della Tecnica Elettrica è stata fondamentale per la realizzazione della mostra; per questo motivo abbiamo ritenuto di rivolgere alcune domande, ad integrazione di questo resoconto, agli amici Roberto e Francesco :




Una delle attività da voi svolte al museo, consiste nella realizzazione di mostre temporanee. Come raccontereste “dal Telegrafo parlante allo Smartphone” ?
Quando viene chiesto di raccontare una mostra, si deve sempre affrontare un primo momento, che oseremmo definire, di ansia: ci si chiede: “siamo sicuri che la mostra sia stata vista come l’abbiamo pensata?” “Quale interpretazione sarà stata data?”
Tutti sappiamo che comunicare è tanto naturale quanto difficile.
Ognuno vede e interpreta in base alle proprie esperienze di vita, ai propri ricordi, ognuno filtra le immagini che si trova davanti, secondo la propria storia.
Indubbiamente la mostra “dal Telegrafo Parlante allo Smartphone” è stata un successo, il numero dei visitatori lo attesta; la speranza è che ognuno di essi abbia trovato una piccola porzione del proprio vissuto, che si sia riconosciuto in essa, abbia fatto qualche scoperta e goduto del piacere di soddisfare qualche piccola curiosità. Ed in effetti, riscontri diretti, parlando proprio con i visitatori ne abbiamo avuti. Personalmente poi, non possiamo che essere onorati di aver contribuito fattivamente alle celebrazioni del 60esimo ARI Vigevano. Come abbiamo detto in conferenza stampa, abbiamo individuato Motivo ed Occasione: per entrambi eravamo completamente coinvolti, di fatto l’esposizione di parte della Collezione Sirti è stata il risultato finale della parte di percorso che sino ad ora abbiamo fatto con gli amici radioamatori; è, in realtà, un percorso che vogliamo ancora lungo.

Motivo ed Occasione: perché differenziare questi due concetti ?
L’idea della mostra nasce da sette anni di collaborazione regolare tra ARI Sezione di Vigevano e Museo della Tecnica Elettrica dell’Università di Pavia. Il terreno comune è costituito da passione per la cultura storico-tecnica e da questo si è sviluppato anche un rapporto di amicizia tra le persone che operano all’interno dei due enti.
Nasce dalla voglia di capire e raccontare passato e presente, di alcune tecnologie per la comunicazione, e dalla, viene da dire, necessità di riflettere circa il futuro della tecnologia, certamente, ma, anche, circa il futuro di chi, più o meno direttamente, è coinvolto in questo mondo. Quindi: una mostra realizzata per passione da persone, questo il Motivo.

… e quindi riguardo “l’Occasione” ?
Sessant’anni di attività radiantistica: tracciare la cronistoria di questa attività non spetta certo a noi, tuttavia l’evento porta con sé una riflessione che riprenderemo più avanti. La Celebrazione è, di fatto, l’Occasione.

Entriamo nel dettaglio: descrivete la mostra, ed in particolare la linea espositiva dedicata alla telefonia per chi non ha potuto vederla dal vivo.
La forma che abbiamo deciso di dare all’impianto espositivo si è basata su di una concezione classica e cioè una progressione storica, o meglio, un racconto storico per mezzo di oggetti,dal più antico, tecnologicamente parlando, al più recente.
La sede della mostra, la strada sotterranea che sbuca nella bellissima Piazza Ducale di Vigevano, per la sua conformazione, ha fatto nascere l’idea di due linee espositive, una per lato: una dedicata ai telefoni, una dedicata alle radio. Per la descrizione della seconda, facciamo riferimento a quanto già detto dal Presidente Girelli; per la telefonia: da una riproduzione dell’invenzione di Meucci, passando per i più evoluti telefoni a calamita rettilinea, i primi citofoni, i telefoni che presupponevano, comunque, la presenza di un/una centralinista, i telefoni con centrali automatiche, i telefoni del servizio pubblico, sino alla telefonia mobile. Il grande vantaggio di poter contare sulla collezione di telefoni della SIRTI Spa, ci ha dato la possibilità di avere a disposizione, sia qualitativamente, sia quantitativamente, un catalogo di dispositivi davvero interessanti, scelti, inoltre, tra quelli che non sono mai stati esposti presso il Museo della Tecnica Elettrica dell’Università di Pavia, ente incaricato dalla Sirti stessa di occuparsi della curatela del patrimonio del proprio ex- Museo delle Telecomunicazioni.

Quale la peculiarità dell’esposizione nel suo complesso ?
Abbiamo detto, due linee espositive separate (una per la radio rice-trasmissione, una per la telefonia) eppure accomunate, all’inizio ed alla fine, da oggetti identici (telegrafo e smartphone) a sottolineare fisicamente, i punti in comune, all’origine ed all’attuale stato dell’arte, tra telefonia e radiantistica (volutamente non usiamo il termine radiofonia).
Tale strategia non è passata inosservata ed anzi ha sollecitato riflessioni da parte del pubblico: quindi, obiettivo raggiunto



Avete accennato, precedentemente, ad una riflessione che nasce proprio dal lavoro svolto per la mostra, o, meglio ancora, dai famosi “Occasione” e “Motivo”, di cosa si tratta ?
Premettiamo e sottolineamo che noi non facciamo parte, in modo strutturato, del mondo radiantistico. Ci permettiamo, tuttavia, di esprimere un'opinione, certamente condizionata dal fatto di operare quotidianamentein un settore preciso, che deve essere considerata come tale.
Tipicamente, le ricorrenze sollecitano un bilancio circa attività, elementi positivi, elementi negativi ed, anche, una valutazione delle possibilità per il futuro.
L’evoluzione della tecnologia legata alla radio rice-trasmissione, il ruolo giocato da Internet, anche in questo campo, sembrano quasi voler mettere in discussione il futuro dei radioamatori a livello nazionale. Dando per scontato ed imprescindibile il ruolo giocato in ambito Protezione Civile in situazioni eccezionali, è ipotizzabile un’evoluzione della figura stessa degli operatori ARI nell’ambito delle attività regolari?
All’inizio della loro storia i radioamatori rappresentano un momento rivoluzionario in ambito tecnico e culturale per le comunicazioni, è ipotizzabile, oggi, una nuova rivoluzione? In quale direzione?

Forse, proprio l’esperienza maturata in questi anni di collaborazione, (che abbiamo definito il motivo della mostra) maturata nella realizzazione della mostra celebrativa (definita come occasione) indica, per lo meno, un ambito in cui sia possibile cercare le risposte alle domande di cui sopra.
Motivo ed Occasione per la nascita di Attivatori di Beni Culturali
Questa idea ci è venuta naturale durante le ore dedicate alla progettazione e realizzazione della mostra.
E’ assolutamente di dominio comune che numerose sono le Associazioni di volontariato che si occupano, in collaborazione con Enti Istituzionali, di custodire, garantire l’apertura e la gestione di musei, siti archeologici e mostre temporanee, quindi, di per sé, l’idea non è originale.
La novità è rappresentata, a nostro parere, dalle capacità organizzative, operative e gestionali dimostrate sul campo dai radioamatori. Ulteriore elemento di importanza enorme: il radio rice-trasmettitore, bene culturale di per sé, è vivo, funzionante, attivo e per suo mezzo attivare attraverso la comunicazione tipica, la realizzazione di contest dedicati, di QSL, e nominativi speciali, (è già stato sperimentato più volte presso il Museo della Tecnica Elettrica stesso) apporterebbe un valore aggiunto specifico e inimitabile. Ciò funzionerebbe, trasversalmente al settore merceologico dell’evento culturale: quadri, vasi canopi o contatori, la competenza e la funzione del radioamatore sarebbe sempre quella di attivare un’attività legata ai Beni Culturali. Sappiamo che qualcosa di simile vien già fatto: contest specifici per l’attivazione di parchi naturali, monasteri, castelli o celebrazioni di momenti storici specifici, fanno già parte del curriculum delle attività radiantistiche internazionali.
Alla luce di tutto ciò, perché non pensare di istituzionalizzare tale attività mirando a collaborazioni stabili con enti preposti?
Ogni città, paese, borgo d’Italia è caratterizzato da, almeno, un’opera, estensivamente intesa, o raccolte, che hanno valore storico, artistico e tecnico o che fungono da simbolo per la conservazione della memoria, cioè un Bene Culturale.
Il mondo dei Beni Culturali rappresenta uno dei punti di riferimento per una ripresa economica e culturale nazionale, rappresenta uno degli ambiti in cui la popolazione giovane del nostro paese può trovare sbocchi professionali e non solo. Un ruolo dell’ARI, riconosciuto a livello istituzionale, in questo ambito può, forse, rappresentare quel momento di rivoluzione, di cui si parlava sopra e, sperabilmente, un’opportunità per far conoscere il mondo dei radioamatori anche a pubblici diversi.
Si badi bene: nessuno vuole fare la storia, non si vogliono cambiare gli equilibri geopolitici del pianeta Terra; si tratta, più semplicemente, di individuare competenze e valorizzarle anche per mezzo di nuove visioni, nuovi ruoli e nuove responsabilità.




Volete aggiungere ancora qualcosa ?
Chiudiamo l’intervento affermando che il successo di un evento culturale è il frutto di un efficiente lavoro di squadra: si vuole, quindi, qui ringraziare tutti coloro che, coerentemente a competenze e ruoli, hanno contribuito a tale risultato.
Ringraziamo pertanto il pubblico che ha frequentato la mostra quale concreta dimostrazione d’interesse ed apprezzamento per il lavoro svolto; ci uniamo ai ringraziamenti espressi dal Presidente Girelli nei confronti dell’Amministrazione Locale che non per la prima volta accoglie in modo collaborativo una nostra (ARI - MTE) iniziativa, il Presidente del Sistema Museale d’Ateneo, Professor Paolo Mazzarello e la Direttrice del Museo della Tecnica Elettrica, Professoressa Michela Magliacani, che, benché la mostra fosse ancora solo un’idea, hanno immediatamente dato il loro supporto con entusiasmo.
Ringraziamo gli amici dell’ARI Sezione di Vigevano: hanno deciso che anche per questa occasione c’era un valido motivo per coinvolgerci.

Abbiamo realizzato un bellissimo filmato sulla mostra, molto bello...fino alla fine !!!


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