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Non
posseggo grandi esperienze di circuiti, pertanto le mie realizzazioni
pratiche si sono sempre limitate a piccoli e semplici TX QRP con un
transistor o massimo un integrato, da utilizzare assieme ad altre
minute costruzioni che, quasi annualmente, unitamente ad altri soci
della sezione ARI a cui appartengo, vengono portate nelle aule
scolastiche in occasione di dimostrazioni divulgative sulla nostra
attività.
Ma
invogliato da un amico e trovando su RR 5/97 un progetto di un RTX QRP
valvolare dal titolo “Kiss”, mi sono convinto di tentare questa
autocostruzione. Qualcuno sorriderà, ma per me è stata una bella
esperienza: mi ha fatto comprendere alcuni principi basilari, ho potuto
dar sfogo alla fantasia nell'assemblaggio dei componenti, ho compreso e
corretto errori fatti ed infine, quando una domenica pomeriggio in 40
metri ho fatto il primo QSO, ho provato una grande soddisfazione.
Come schema ho rispettato pienamente quanto riportato su RR e la
seguente descrizione fa riferimento ad esso.
Con
l'inserimento del commutatore di banda, scelgo nel TX uno dei tre
quarzi inseriti, rispettivamente per gli 80, 40 e 20 metri. Suggerisco
l'utilizzo di quarzi risuonanti sulle frequenze dedicate al QRP (7.030
– 3.560 – 14.060) che hanno il vantaggio di essere all'estremo rispetto
alle frequenze più utilizzate. Le bobine sono costruite con i
dimensionamenti, numero di spire, diametro filo smaltato come previsto,
sono intercambiabili facilmente poiché il tubo sul quale sono avvolte
le spire, sono stare rese solidali, dopo le tarature, con zoccoli di
valvole defunte. Segnalo, per la bobina TX 20 metri i valori che
sperimentalmente ho trovato e che l'articolo non riporta: L1 = 6 spire
su 19 mm di lunghezza, avvolte su un supporto diametro 38 mm; L2 = 5
spire aderenti. Nelle bobine RX ho inserito provvisoriamente la
capacità C1A variabile. Trovato il punto ottimale, ne ho misurato il
valore e sostituito con una fissa.
L'alimentatore
ho avuto il piacere di trovarlo tra i materiali di surplus di un
mercato radiantistico; ho dovuto solo aggiungere il trasformatore e
relativo ponte raddrizzatore per disporre degli 80 V per il primario T1
lato RX. Le valvole utilizzate sono le 6V6 nel TX e 6C8 nell'RX. Ho
provato in trasmissione anche la 6L6, facilitato dalla medesima
piedinatura, ottenendo un leggero incremento di potenza, mentre la
sostituzione nell'RX con la 6F8, comporta la modifica della piedinatura
sullo zoccolo. Le potenze che ho ottenuto sono circa 4 watt per gli 80
e 40 metri e 1,5 per i 20 metri. E' stato inserito un relè alimentato a
6,3 V che, alla chiusura del tasto, commuta l'RX in TX e viceversa.
Nell'utilizzo
pratico, in trasmissione non ho trovato problemi, con le tensioni
idonee ed il circuito accurato si evitano pigolii vari e si ottiene una
buona nota. La ricezione invece non è così semplice. Occorre regolare
tre capacità variabili cioè C1, C2 e C3, che naturalmente por ogni
banda hanno valori diversi. Infine, trovati i punti ottimali, li ho
contrassegnati sulle targhettine poste attorno alle manopole.
Naturalmente con la mancanza di selettività tipica del circuito, si
ascoltano anche segnali che arrivano da lontano. Non lontano inteso
come DX, ma lontano come frequenza rispetto a quella del TX. Occorre
pazienza, anzi direi molta pazienza e saper isolare almeno mentalmente
il segnale che interessa, dai molti altri che giungono in cuffia.
Quest'ultima proviene da una vecchia radio a galena.
Il
complesso RTX è installato sopra e sotto un profilato a U in alluminio
di 15x11x15 cm, chiuso ai due lati con due piastrine di vetronite
ramata da ambo le parti. Su di una vi sono: lo strumento per la lettura
dei mA, le prese per gli spinotti delle varie alimentazioni e massa ed
il jack per il tasto. Sull'altra piastrina vi sono le manopole dei
variabili di reazione e di sintonia, più la presa per la cuffia. Su un
lato del profilato sono sistemati: la presa d'antenna, la manopola per
il variabile di accoppiamento antenna, sull'altro c'è il commutatore di
banda.
Tutto
il complesso alimentazione, RTX, bobine, cuffie e tasto è contenuto in
una cassetta in legno, anch'essa autocostruita. Nella parte inferiore è
ubicata l'alimentazione. Su di un ripiano facilmente movibile, è posto
l'RTX. Nel coperchio sono poste le bobine per le frequenze non in uso.
Per
non smentire la totale autocostruzione, anche il tasto è fatto
artigianalmente. Lo definisco un tasto a “dito” e l'ho realizzato dopo
la serie di tasti pubblicati su RR 5/98. E' costituito da un ditale
fissato all'estremità di un filo d'acciaio, isolato dal resto. La nota
si ottiene portando il ditale a contatto con il basamento costituito da
una piastrina in rame. Si opera agendo con un solo dito nel ditale e
“ritmando” sul sottostante basamento. E' nato così, dopo che un amico,
sfegatato per il CW, ha avuto il braccio operativo ingessato sino alle
nocche della mano, ad esclusione delle dita. Disperato per
l'impossibilità di operare per oltre un mese, gli ho procurato
l'oggetto che dopo un attimo di esitazione e perplessità ha “calzato”
sul dito medio; dopo una serie di punti e linee per adattamento, ha
operato con un buon risultato. Avevo reso felice un disperato.
Dalle
fotografie, mi auguro che si possa comprendere meglio la descrizione di
tutto l'insieme. Rifarsi al testo per la descrizione del circuito.
Ringrazio
gli amici oltre che per i suggerimenti anche per le noioso prove a cui
sono stati più volte sottoposti, ma soprattutto ringrazio Davide, I2CSJ
per la paziente partecipazione con spiegazioni, consigli e per la
“fornitura” di molti componenti.
Augurandomi
di fare QSO con OM operante con RTX QRP modello Kiss porgo ai miei
lettori ringraziamenti e saluti.
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